bdsm
30 colpi di spazzola prima di.... (parte due)
15.01.2026 |
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"Sento il sangue che comincia a rifluire nei corpi cavernosi e consegue un’erezione fulminante, quasi più dolorosa di quelle negate dal duro metallo, ma decisamente più importante, con il..."
"Ti piacciono i miei odori, cucciolo?". Me lo ripete con la sua aria beffarda, mentre mi strofina insistentemente il suo perizoma di pizzo verde sul viso, alternando fica e culo lasciandomi sulla faccia i suoi umori grondanti che la fragile barriera del tessuto non riesce più a trattenere. Poi agilmente si gira, sempre a cavalcioni della mia testa, coi piedi stretti vicino alle mie orecchie, per posare il suo sedere sul mio viso, ben consapevole di lasciarmi ben poco da respirare, se non la sua pelle calda e odorosa di sesso con nessuna possibilità di parlare o protestare. Il suo peso mi schiaccia sulle lenzuola disfatte dell'hotel, terreno di una battaglia che si protrae da oltre un'ora ed il cui vincitore è comunque scontato e non sono io. "Mannaggia, peccato che hai ancora la gabbietta, altrimenti scommetto che qualcuno si sarebbe eccitato quaggiù"-Chinandosi in avanti, afferra saldamente il metallo della mia cintura di castità e i testicoli doloranti che ne escono fuori, schiacciati dal duro metallo e da quel che resta di un’erezione impossibile. Ne approfitto per riprendere fiato, ma si tratta di soli pochi secondi prima che la mia padrona si tiri di nuovo a sedere sulla mia faccia, schiacciandomi con le sue forme giunoniche e la sua pelle liscia che mi piace così tanto leccare ed accarezzare, anche se in posizione un po' più comoda di quella in cui sono costretto ora. "Prima di soffocare mi avvisi, cucciolo? Lo sai che non mi piace giocare con un cadavere, vero?", Tirandosi un po’ più indietro, scopre i miei capezzoli su cui affonda, sadica, le sue unghie. Li tira e li torce a lungo, come se fossero le manopole di un vecchio autoradio, sapendo che è l'unico punto del mio corpo in cui potrebbe fare davvero di tutto, dando sfogo alle sue pulsioni più sadiche. Scariche di dolore e piacere si irradiano dai capezzoli alle mie parti intime, consumando il poco ossigeno che questo prolungato facesitting mi lascia a disposizione fino a che, desiderosa di cambiare gioco, finalmente si alza, consentendomi di rifiatare. "Sei ancora vivo? Va bene, però ora la ricreazione è finita e viene il momento del mio piacere. Sai cosa significa, vero?". Ancora paonazzo in viso ma inebriato dell’odore forte dei suoi umori che mi rigano le guance, faccio cenno di sì, sapendo che di lì a poco il mio lato b sarebbe ritornato la reginetta della festa. Lei scende dal letto, si toglie le mutandine ormai completamente fradicie, e me le infila in bocca al posto del bavaglio, per poi afferrare l’harness nero di pelle e pizzo da cui già pende un dildo trasparente di dimensioni più che generose (ad occhio più di 20 cm per 5 di diametro).
"Non preoccuparti cucciolo, i plug ormai dovrebbero averti già aperto abbastanza perciò dovresti sentire solo piacere e se così non fosse. pazienza, lo proverò io per tutti e due. Aahahah. Ora fai il bravo e mettiti a pecora, come piace a me". Mi leva le manette e, un po’ anchilosato, obbedisco mettendomi a quattro zampe proprio di fronte allo specchio della stanza, che mi rimanda l’immagine della mia dea eccitata, con lo strap-on legato in vita ed i guanti neri di lattice pronti ad aprirsi di nuovo la strada nel mio posteriore martoriato. Prima però si sofferma con lo sguardo voglioso sul mio lato b, non so se a contemplare l'opera di fustigazione precedente, il plug che si intravede nel solco delle natiche o quello che ancora dovrà fare. I nostri sguardi si incrociano per un attimo nello specchio, un paio di secondi in cui c'è però l'intesa che vale anni di intimità di una qualsiasi coppia vanilla. È solo un attimo, perchè con una mano mi tira dolorosamente fuori il plug xl che nel frattempo si era asciugato dal lubrificante, per poi rificcarmelo dentro quasi a secco due, tre, quattro volte, mentre con l’altra sparge il gel sullo strap-on che le pende davanti, con movimenti lenti e sensuali, quasi stesse segando un cazzo vero.
"Sai cosa succederà ora vero cucciolo? Adesso lo prenderai tutto nel culo e so già che, nonostante la gabbietta, morirai di piacere, sei pronto?". Senza neanche finire la frase poggia la cappella sul mio sfintere già mezzo aperto per penetrarmi con un unico, deciso affondo che fa entrare oltre 20 cm di gomma all’interno del retto. Un sonoro sculaccione si abbatte sulla mia natica destra, che presenta ancora le strisce rosse delle bacchettate.
SCIAFF.
Nonostante le precedenti penetrazioni, un dolore lancinante mi lascia senza fiato, facendomi perdere la posizione carponi e schiacciandomi sul materasso. Lei se lo aspettava e, anziché ritrarsi, si schiaccia sulla mia schiena con tutto il suo peso mentre con la mano si assicura che il suo cazzo gigante non sgusci fuori. Poi mi afferra saldamente per il collare e mi tira di nuovo su, facendo attenzione a che neanche uno dei 20 e passa centimetri di plastica fuoriescano dal mio buco dolorante. "Brava la mia puttanella, ritorna in posizione e non farmi stancare la schiena, altrimenti giuro che, dopo la bacchetta, passiamo al frustino e che non ti siederai per almeno una settimana". Mi rimette a pecora e, tolte le scarpe, si piazza ben salda in ginocchio dietro di me, affondandomi le unghie nei fianchi e cominciando a pompare come un porno attore navigato. I suoi affondi sono prima lenti e profondi, poi diventano botte secche e decise che mi smuovono tutto, togliendomi il fiato e alternando scosse di piacere a gemiti di dolore a seconda se la punta dello strap-on martelli la prostata o la parete finale del mio retto. Poi aumenta il ritmo, muovendosi sempre più velocemente e dandomi l’idea che non mi stia inculando una donna ma un vero martello pneumatico, mentre le sue mani mi tengono stretto a lei alternando prese sui capezzoli, sui fianchi o sulla mia gabbietta. Le unghie affondano senza pietà nella mia carne, i suoi seni sbattono sulla mia schiena e il suo sudore si mischia al mio, mentre l'eccitazione di entrambi riempie la stanza dell'odore del sesso più selvaggio. Poi, quando ormai il dolore è quasi sparito, lasciandomi solo le sensazioni piacevoli dell’inculata, con il suo corpo premuto sul mio, i suoi seni sulla mia schiena e le mani incrociate sul mio petto a stringermi i capezzoli, improvvisamente toglie il fallo dal mio culo e dice: “che fai, troia, te la stai godendo? Guarda che se non soffri io non mi diverto”. Poi, soffermandosi a guardare l’effetto del suo martellamento aggiunge: "Ma guardati come sei sfondato!!!! adesso ti do una mano a risistemarti».
Neanche il tempo di dare al mio sfintere di chiudersi ed ecco che inizia e infilare di nuovo le sue dita guantate nel mio culo dolorante ma questa volta molto più profondamente, partendo direttamente da 3, poi 4, che mi scivolano dentro con molta più fluidità. Afferra di nuovo, con la mano libera, il barattolo del gel lubrificante, ormai quasi finito, e ne versa una generosa porzione su pollice e palmo che cercano di farsi strada dentro di me, superando la barriera che prima era rimasta inviolata. Ormai tutte e 5 le dita sono ben salde nel mio culo, mancano solo le nocche ma credo che ci siamo vicini, perché mi sento sfondare veramente fino nelle budella. e mi manca l’aria. Sputo via il perizoma e con un filo di voce la imploro:
"Basta, padrona, ti prego, non ce la faccio". La sensazione è così intensa che forse non mi rendo neanche completamente conto di quello che sta accadendo ma dalla sua faccia riflessa nel vetro capisco che lei è decisa a infilzarmi con tutta la sua mano senza fermarsi fino a che non sia entrata fino al suo polso, adornato dai suoi braccialetti colorati. "Rilassati cucciolo, ci siamo quasi, non eri tu che volevi essere mio fino in fondo? Adesso stai per realizzare il tuo sogno". Con queste parole la mia padrona cerca di rassicurarmi ed eccitarmi, ove mai ce ne fosse bisogno, mentre la sua mano, avvolta in un guanto di lattice nero, cerca di farsi strada dentro di me, per quello che sarebbe il mio primo fisting della mia vita. Le sue quattro dita sono già entrate ed anche il pollice è almeno 4 o 5 cm dentro di me mentre l’anello di carne è tirato all’inverosimile, non abituato al calibro che le nocche e l’intera mano costituiscono. Ma la padrona non demorde, esce un po’ e rientra, gira la mano e cerca il mio punto g (o punto P come lo chiamano alcuni), cercando in tutti i modi quella spinta finale che le consentirebbe di affondare dentro di me fino al polso. Niente da fare però, pur volendo accontentarla con tutta l’anima in questa sua fantasia, le nocche costituiscono un ostacolo insormontabile, anche perché il gel a base d’acqua, forse non del tutto idoneo a queste penetrazioni estreme, si è quasi del tutto asciugato. Lei se ne accorge e con disappunto fa scivolare fuori la mano, mentre dal mio buco pulsante e dolorante esce un rivolo di lubrificante che finisce sulle lenzuola immacolate dell’hotel.
"Va bene cucciolo, così non va, ma proviamo qualcos’altro così magari ti riesci a rilassare un po’ di più. E visto che sei stato abbastanza bravo, cominciamo a togliere questa gabbietta". Recupera da uno dei tanti braccialetti colorati che le pendono dal polso la chiave della mia cintura di castità e con gesti lenti ma precisi toglie via il lucchettino che bloccava i gioielli di famiglia. I due pezzi della gabbia di contenzione scivolano a terra con un sonoro rumore di metallo mentre alcuni inquietanti segni viola compaiono alla base del mio pene dove il metallo serrava di più la carne. Sento il sangue che comincia a rifluire nei corpi cavernosi e consegue un’erezione fulminante, quasi più dolorosa di quelle negate dal duro metallo, ma decisamente più importante, con il glande che, viola e sensibilissimo per la protratta e stretta contenzione, richiama, spasmodico, la sua dose di attenzioni. Con un sorriso sadico, la padrona, che si è gustata ogni attimo di questa dolorosa liberazione, mi afferra i testicoli alla base torcendoli senza pietà e strappandomi un gemito di dolore e sorpresa. "È vero che ti ho liberato, ma non te ne approfittare, ora mettiti sul fianco con la testa verso i miei piedi e guai a te se ti strusci o ti tocchi, che te lo stacco". Un’altra dolorosa stretta mi richiama all’ordine e mi mette in una posizione a 69 sul fianco che sinceramente non capisco, ma che assumo forzatamente. "Ok, ora stai fermo così e, visto che sei stato bravo fino ad ora, ti permetto di giocare un po’ con le dita nella mia patata, ma tieni lontana la lingua o giuro che te la calpesto con i miei tacchi a spillo. Nel frattempo, io riprendo il lavoro da dove lo avevamo lasciato".
Detto questo, sento che spreme di nuovo il barattolo del gel sulla mano guantata e, senza troppi complimenti, mi infila di nuovo tre dita dietro fino alla base. Cerco di non pensarci e delicatamente comincio un massaggio intimo molto delicato, passando dall’inguine al monte di venere, alle grandi labbra ed al clitoride, infilando timidamente un dito nella sua fessura. È calda e bagnatissima, segno che tra le bacchettate e il fisting la padrona ha già avuto la sua bella eccitazione, come testimoniato anche dal suo odore di donna che mi penetra nelle narici facendo salire la mia eccitazione a mille. Cerco però di concentrarmi e mi faccio volenza per non raccogliere con la lingua gli umori che dalle mie dita scivolano sulle sue cosce e sulle lenzuola mentre, al contempo un mio secondo ed un terzo dito vengono praticamente risucchiati dentro di lei. Cerco di trovare la posizione più comoda per il polso e la mia mano (anche se è difficile visto che le dita che affondano nel mio posteriore già sono diventate quattro e so che in pochi secondi anche il pollice farà loro compagnia) e, al contempo, i miei polpastrelli cercano di trovare il punto magico dietro quella zigrinatura interna che ormai quasi a memoria conosco. Un suo gemito mi fa capire che le mie dita hanno raggiunto il loro obiettivo e così aumento la pressione delle tre dita che ormai sguazzano dentro di lei regalando ad entrambi ondate di piacere e lussuria. Forte del lago dei suoi umori oso infilarle anche il quarto dito, aspettandomi quantomeno una sberla ma, invece, inaspettatamente la sento ansimare ancora di più mentre un rivolo di umori bagna completamente il materasso.
"Cazzo padrona ma stai squirtando?". Le dico sorpreso, ottenendo come risposta un affondo deciso della sua mano a cuneo dentro di me con le nocche che ormai sono già dentro la parte più esterna del mio sfintere. Un dolore lancinante mi fa urlare come un agnello sgozzato, mentre un millimetro dopo l’altro sento che la sua mano viene inghiottita dalle mie viscere che si serrano intorno al suo polso come se volessero mordere quell’osceno invasore. Sento il mio corpo vibrare in spasmi di dolore e piacere, tutti i miei muscoli sono tesi e serrati e una scarica elettrica di dolore intenso mi fa vibrare dal culo violato fino al cervello, passando nella colonna vertebrale, fino a che sento che finalmente la sua mano è dentro fino al polso. Un urlo strozzato mi muore in gola mentre lacrime copiose mi rigano le guance e quasi non mi rendo conto che anche la mia mano è scomparsa per intero nella sua fica pulsante e gocciolante di umori. Per alcuni attimi stiamo così, immobili, in un osceno 69 in cui sono le mani a legare inscindibilmente i nostri corpi e dolore e piacere li scuotono dall’interno, quasi come se fossimo fusi in un unico, inscindibile corpo. È solo questione di secondi perché, avendo realizzato quello che avevo fatto anche io, la mia padrona comincia a ruotare la sua mano dentro di me, stringendo il pollice all’interno del palmo, quasi cercasse di darmi dei pugni interni che mi sconquassano le viscere, dalla prostata alla vescica a tutto quello che c’è in mezzo. Nel frattempo, dal mio cazzo comincia ad uscire tanto di quel liquido viscoso che non capisco se sia pre-eiaculato o lo sperma del mio primo orgasmo completamente “hand free”. Sinceramente poco importa, mentre anche io muovo la mia mano nella fica della mia padrona, che si contorce in una serie di orgasmi e di spasmi senza fine accompagnati da gemiti di piacere che probabilmente ci faranno cacciare dall’albergo. Ma in questo momento nulla di ciò mi interessa, ora voglio essere solo suo e darle piacere e non fa nulla se mi ha sfondato come una troia o se magari quella mano lì dietro avrà, da oggi in poi, completamente sconvolto il mio modo di fare sesso e provare piacere. Una nuova scarica elettrica mi parte da dentro e, per quanto faccia ancora un male boia, mi sento letteralmente aprire a metà, mentre con le gambe e la schiena inarcata cerco di sottrarmi a quella mazza implacabile che continua a martellarmi e muoversi dentro di me possedendo ogni centimetro del mio corpo e della mia anima.
Un "basta padrona ti prego", esce dalla mia bocca implorante e finalmente il supplizio finisce. Sento la mano distendersi dentro di me e scivolare verso l’esterno nella carne rossa e martoriata per poi sgusciare fuori con un rumore osceno di carne umida ed aria. Il sollievo lascia presto il posto allo stupore di sentirmi, piuttosto che violato, come se fossi “vuoto”, oscenamente aperto, ma resisto alla tentazione di chiederle di rimetterla dentro e farmi godere ancora un attimo di questo abbraccio così intimo. Gli ultimi spasmi mi scuotono sul materasso fradicio di umori, lubrificante e sudore, ed anche la mia mano esce dal lei, completamente zuppa e con i polpastrelli diventati rugosi come quando si è stati troppo tempo in piscina. Restiamo così per un tempo interminabile, sospesi in una dimensione ed in un mondo che è tutto nostro, io avvicino il mio viso alle sue gambe e mi faccio strada tra di esse, asciugando le mie lacrime sulla sua pelle liscia e profumata fino a farmi stringere entrambe le orecchie dalle sue cosce, quasi a non voler sentire null’altro che la sua pelle.
Lei invece poggia la sua mano guantata e gocciolante sulle mie natiche segnate di rosso, nella consapevolezza che dopo questo nulla sarà più come prima e con un filo di voce mi sussurra «cucciolo, sei mio».
(FINE)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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